Una prospettiva sulla salute del cuore… al femminile

La convinzione che le malattie cardiovascolari fossero un problema soprattutto maschile ha portato a prestare meno attenzione alla salute cardiaca femminile. Di conseguenza, la comprensione delle specificità di queste patologie nelle donne è rimasta limitata, nonostante siano la principale causa di mortalità anche nel sesso femminile. Ancora oggi, questa disparità si traduce spesso in trattamenti meno incisivi e in una sottovalutazione dei sintomi, che nelle donne tendono a manifestarsi in modo diverso rispetto agli uomini, rendendo più difficile una diagnosi tempestiva e accurata.
Considerando queste differenze, è importante analizzare le caratteristiche che le patologie cardiovascolari assumono quando colpiscono le donne:

  • La cardiopatia ischemica, nelle donne, tende a manifestarsi circa 7-10 anni più tardi rispetto agli uomini, ma la sua incidenza tra le giovani adulte è in crescita, soprattutto tra le fumatrici. Inoltre, dopo i 75 anni, le donne rappresentano la maggioranza dei casi di questo disturbo.
  • Lo scompenso cardiaco, nelle donne si manifesta generalmente in età più avanzata e con cause ischemiche meno frequenti. Gli studi dimostrano inoltre che, rispetto agli uomini, le donne tendono a sopravvivere meglio a questa condizione.
  • Nel contesto di sindrome coronarica acuta, come infarto e angina, le donne hanno una maggiore probabilità rispetto agli uomini di avere arterie non completamente ostruite
  • La fibrillazione atriale, pur avendo una minore incidenza generale, nelle donne sopra i 75 anni è più frequente rispetto che negli uomini. Un fattore di rischio peculiare per le donne è il numero di gravidanze: più elevato è, maggiore è il rischio di sviluppare aritmie in età avanzata.
  • La dissezione coronarica spontanea è una condizione rara ma importante, molto più frequente nelle donne rispetto agli uomini, soprattutto tra i 45 e i 60 anni. Può essere legata a cambiamenti ormonali significativi, come quelli che avvengono in gravidanza o nel periodo post-partum.

I fattori di rischio cardiovascolare nelle donne sono influenzati dall’invecchiamento e dagli ormoni. Durante la menopausa, l’aumento del grasso viscerale favorisce la sindrome metabolica, mentre la diminuzione degli estrogeni contribuisce all’innalzamento della pressione arteriosa sistolica e dei livelli di colesterolo LDL, soprattutto nelle donne anziane. Anche alcune condizioni specifiche legate alla gravidanza, come l’ipertensione o il diabete gestazionale, possono aumentare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari in età adulta. Oltre a questi fattori, ce ne sono altri che incidono in modo diverso tra uomini e donne: un esempio significativo è il fumo, che nelle donne sotto i 50 anni ha un impatto sul cuore più severo rispetto agli uomini, aumentando la probabilità di un primo infarto.

Un ultimo aspetto fondamentale quando si parla di malattie cardiovascolari al femminile riguarda la farmacocinetica, ovvero il modo in cui i farmaci vengono assorbiti, distribuiti, metabolizzati ed eliminati dal corpo: esistono alcune differenze biologiche tra uomini e donne in tali processi, e questo implica potenziali differenze di risposta nei due sessi, rendendo necessario uno studio più approfondito su queste tematiche.
Tutti gli aspetti evidenziati sottolineano l’importanza di considerare, sia da un punto di vista del medico che del paziente, le differenze di genere in ambito cardiovascolare, per garantire equità e migliorare l’efficacia delle cure.

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